Biocosmesi…e non solo

Report e i Bio-Furbi: un pò di chiarezza

Il programma di Rai 3 ha parlato anche di cosmetica biologica

Da appassionata di eco-bio cosmesi non potevo perdermi, domenica scorsa, 14 dicembre, Report su Rai 3.
Bio furbi“, il titolo della puntata, presentata come sempre dalla brava Milena Gabanelli, che conduce il programma d’inchiesta da tanti anni.
Un titolo azzeccatissimo, direi, perchè anche in un ambito insospettabile come quello del biologico, esistono i furbetti di quartiere. E sono pure tanti.

Report si è concentrato dapprima sul tema del biologico in ambito alimentare, delineando i contorni non troppo chiari della produzione del riso biologico nel Nord Italia.report rai 3

Un settore dove, secondo quanto emerso nel corso della puntata, vige ancora troppa incertezza. Tra produttori ‘convenzionali’, ‘biologici’ e cosiddetti ‘misti’ (coloro che producono sia riso convenzionale che biologico), chi ci perde sembrano essere proprio i ‘puristi’ del bio che si impegnano per produrre un prodotto di qualità, per venire poi scalzati slealmente da coloro che dichiarano di produrre riso bio, ma in realtà non lo producono.

Il riso bio costa tre volte di più di quello convenzionale, quindi è evidente che si tratta di un buon affare. Ma in mancanza di controlli seri, è questo quel che accade.
Dall’inchiesta emerge che, in realtà, produrre bio conviene: si produce meno ma si spende meno, in quanto si taglia sui diserbanti chimici. Ne guadagna anche la qualità della vita, visto che è necessario meno lavoro.

Il riso è, inoltre, più di qualità. I terreni sottoposti ai diserbanti si inaridiscono e diventano meno produttivi. I pesticidi ed i fertilizzanti chimici inquinano le falde acquifere, gli agricoltori sono a contatto sempre di più con i veleni e si ammalano.
Morale della favola: sono necessari controlli più severi sui produttori ‘misti’, per tutelare coloro che producono realmente riso biologico.

Molto diverso è il caso dei cosmetici biologici. Infatti non mi è stato molto chiaro l’accostamento in un’unica puntata tra i due argomenti. Una trattazione singola avrebbe permesso, tra l’altro, di approfondire meglio le due tematiche.

La questione dei cosmetici biologici è più complessa, perchè, come è noto, non esiste per essi una regolamentazione ufficiale. Per l’eco-bio cosmesi, cioè, valgono le stesse regole in vigore per la cosmetica convenzionale.

Non è stata ancora formulata una legge (o meglio, una proposta c’è e risale al 2013, ma giace inascoltata in Parlamento) che disciplini questo settore e che definisca in maniera certa e inequivocabile il concetto di biologico e quello di naturale nel campo della cosmetica. Come ho già scritto qui, si tratta di due mondi distinti e separati.

Di conseguenza, non esistono tutele per i consumatori. Dalla puntata è emersa una realtà di grave disinformazione sia da parte dei clienti che, cosa ancora peggiore, da parte di chi vende il prodotto. Sentire una commessa rispondere ” sì, sì è tutto naturale’, al giornalista che le chiedeva informazioni circa la provenienza biologica di un prodotto, è stato davvero sconcertante. report rai 3

Tornando alla disciplina di questo settore, esistono, come è noto, Enti certificatori in Europa ed in Italia. Per la maggior parte di tratta di enti privati che rilasciano la certificazione a pagamento, ovviamente. Tra l’altro, dal programma, è venuto fuori che gli stessi Enti certificatori fanno in realtà riferimento ad un’altra categoria di ‘controllori’ che garantisce la provenienza biologica delle materie prime impiegate per i cosmetici. Sembra che tutto si basi sulla fiducia nei confronti di questa categoria di ‘controllori’. Va da sè che una certificazione fatta male non conviene a nessuno, visto che farebbe solo perdere credibilità all’Ente.

Enti Certificatori italiani:
1)ICEA è l’ente più importante (ed anche il più rigido) ed è il referente italiano di Cosmos Standard, che è la certificazione internazionale voluta dagli stessi enti certificatori.
2)AIAB: garantisce un prodotto a basso impatto ambientale in grado di tutelare la salute del consumatore.
3)CCPB che prevede due tipi di certificazioni ‘Cosmetici Naturali’ e ‘Cosmetici Biologici’.
4)BIOAGRICERT ha tre marchi: Bio&Natural, Natural Cosmetic e Natural Detergenza.
5) VEGAN OK: si tratta di un’autocertificazione, la prima certificazione Vegan italiana, che garantisce l’assenza nei cosmetici di ingredienti di origine animale. L’associazione dei vegani controlla. Tuttavia è sempre bene controllare l’inci name sull’etichetta.
Enti Certificatori europei:
1) ECOCERT: Ente francese, ha due tipi di certificazioni, ‘Cosmetico Biologico’ e ‘Cosmetico Ecologico’.
2)BDIH: Ente tedesco, piuttosto rigoroso.
3)SOIL ASSOCIATION: Ente inglese, il più antico in Europa ed il più importante nel suo paese.
4)COSMEBIO: Ente francese, ha due livelli di certificazione, ‘Bio’ ed ‘Eco’.

Da citare inoltre: ECOLABEL, una certificazione pubblica europea che controlla soprattutto l’impatto ambientale dei cosmetici e NATRUE, altra certificazione internazionale nata per volontà di alcune aziende tedesche.

Il paradosso che emerge rispetto agli Enti certificatori è che ognuno di essi agisce seguendo parametri diversi: un prodotto considerato bio da un Ente, infatti, potrebbe non esserlo per un altro! Per questo urge una legge che regoli questo settore così dispersivo e disordinato.

Report ha messo in evidenza, (ma non sufficientemente secondo me) la confusione creata nei consumatori dalla pubblicità ingannevole, presente soprattutto sulle etichette dei cosmetici.
Nelle farmacie, nelle erboristerie ma anche nei supermercati si possono trovare prodotti etichettati come ‘bio qualcosa’ ma che poi, ad un controllo più accurato, non sono risultati tali, in quanto contenenti ingredienti di sintesi o addirittura derivati del petrolio.

C’è da sottolineare che prodotto ‘naturale’ non significa prodotto ‘biologico‘. Qual è la differenza tra i due concetti?

Un prodotto naturale è costituito da materie prime provenienti dal mondo vegetale, animale o minerale, ma che tuttavia possono essere sottoposti a processi chimici di lavorazione.

Un prodotto biologico è composto invece da una percentuale minima (questa purtroppo varia a seconda dell’ente certificatore) di ingredienti provenienti da agricoltura o allevamenti biologici, che non usano cioè pesticidi e/o fertilizzanti chimici.

Quindi leggere sull’etichetta di un cosmetico la dicitura ‘naturale’ ma anche ‘biologico’ non vuol dire molto: bisogna controllare la presenza del bollino di certificazione e, in ogni caso, per maggiore sicurezza, essere in grado di interpretare l’inci name, ovvero la lista degli ingredienti cosmetici, che deve essere sempre presente per legge!

Per fare questo, una utile guida può essere il Biodizionario, elaborato da Fabrizio Zago, chimico industriale. Il Biodizionario è una vera e propria guida al consumo consapevole dei cosmetici ed elenca tutti gli ingredienti più utilizzati nella produzione cosmetica.

L’ultima parola, comunque, spetta sempre alla propria pelle: sarà lei a decretare se un prodotto è più o meno delicato e dermocompatibile.

Sempre nel campo della pubblicità ingannevole, va prestata attenzione ad altre scritte poco chiare che compaiono spesso sui flaconi dei cosmetici. Report ne ha individuate alcune di cui bisogna diffidare, perché non hanno alcun reale valore.

Ad esempio:

Cruelty free o non testato sugli animali: scorretto, in quanto i test sugli animali in ambito cosmetico sono per fortuna vietati dal 2013 dall’Unione Europea. Anche il riferimento al ‘prodotto finito’ è scorretto perché è vietata la sperimentazione anche su tutti i prodotti finiti. Tutti gli ingredienti cosmetici oggi utilizzati sono stati testati sugli animali in passato. Per sapere se un determinato cosmetico è stato realizzato risparmiando atroci sofferenze agli animali va ricercato il simbolo del coniglietto saltellante con le stelline (solo questo, non le imitazioni!) e ancora meglio si può far riferimento alla lista delle ditte cruelty free qui.cruelty-free1[1]

Nichel Free:  ingannevole, in quanto non si può dimostrare che un prodotto è completamente privo di nichel. Anche Nichel Tested è superfluo in quanto la legge prevede già che non si utilizzi, in una certa quantità, il nichel nei cosmetici.

Gluten free: ingannevole e scorretto perché sfrutta l’allarmismo derivante da una condizione di malattia, ovvero la celiachia. Il glutine, infatti, è pericoloso per i celiaci solo se ingerito, non se assorbito attraverso la pelle.

In conclusione: la pubblicità è spesso ingannevole, le etichette dicono tutto e niente. Le uniche armi a nostra disposizione sono l’informazione e la consapevolezza.

Alla prossima.

2 pensieri su “Report e i Bio-Furbi: un pò di chiarezza

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